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La Direzione generale per gli Archivi: una speranza e una sfida

di Maurizio Fallace

in n. 1/2006
Con vivo piacere e grande partecipazione ho accolto l’invito a presentare al pubblico e ad aprire il primo numero della rivista il Mondo degli Archivi nella sua nuova veste editoriale. Questa occasione mi offre infatti l’opportunità di presentare un eccellente contributo alla cultura di settore, ma anche il destro per riflettere sul periodo, ancora breve – la mia nomina risale all’agosto del 2004 -, ma certamente significativo, trascorso alla guida della Direzione Generale per gli Archivi, per ricordarne le tappe salienti e per tracciare le linee delle politiche che intendo imprimerle nel prossimo futuro.
L’intera realtà degli archivi appare oggi segnata da un complesso processo di trasformazione le cui componenti più appariscenti possono riassumersi nella ricerca di nuove strategie di gestione - in un inedito, se non impari, confronto con logiche di mercato -, e nella individuazione di strumenti e linguaggi di comunicazione che, impadronitisi degli strumenti informatici, si dotino anche di nuovi principi metodologici e di adeguati bagagli filologici.
Gli archivi si confrontano, inoltre, con sollecitazioni sempre più pressanti verso la realizzazione di iniziative di promozione e divulgazione culturale ispirate dalla volontà politica di incentivare quanto più possibile il bisogno di consumi culturali. Tali strategie, se valgono ad avvicinare il cittadino medio ai beni culturali conservati nei musei, a fatica si attagliano al patrimonio conservato negli archivi, che pure da tempo sono impegnati nella difficile mediazione tra le esigenze della ricerca specialistica, che sempre meno numerosa  frequenta le sale di studio degli istituti, e le richieste di un’utenza non adeguatamente attrezzata, ma di dimensioni crescenti. La cresciuta consapevolezza del valore della nostra memoria storica e, dunque, della portata culturale degli archivi, specie in un momento in cui il pressante processo di globalizzazione  accentua il rischio di omogeneizzazione della cultura, e l’incalzare dei concetti di “valorizzazione”, “fruizione” e “godimento pubblico”, oltre che di redditività degli stessi beni culturali - ormai codificati nel testo del Codice dei beni culturali e del paesaggio - impongono di rivolgersi ad un pubblico vasto, non necessariamente specialistico, che comprenda l’intera collettività. Accanto alla funzione tradizionale di istituzione rivolta ad un pubblico specializzato, infatti, l’archivio viene ormai sollecitato ad imporsi come istituzione in grado di avanzare proposte culturali, di farsi punto di riferimento di studi e ricerche. E’ in questa ottica che occorre che gli istituti archivistici si propongano in modo più visibile e operativo, così da rappresentare una istituzione che, oltre a perseguire i propri compiti istituzionali più tradizionali, sia in grado di offrire servizi che vadano al di là e oltre il servizio di consultazione, puntando ad obiettivi concreti che al rigore scientifico e filologico accompagnino la facilità della fruizione, obiettivi che siano legati anche alla redditività, perché anche gli archivi – come l’insieme dei beni culturali – sono oggi chiamati a “produrre ricchezza” almeno in termini di pubblico.
E’ entro queste coordinate che intendo collocare la politica della Direzione generale degli archivi, ribadendo  la forza del rapporto che deve intercorrere tra politica della conservazione della memoria del nostro Paese e rafforzamento delle risposte alle domande culturali espresse diffusamente dalla società civile.
Queste riflessioni e questi richiami non possono che indurre chi rappresenta l’intera amministrazione archivistica ad allargare la riflessione alle complesse vicende degli ultimi mesi che impongono di rimodulare le posizioni dell’intero settore allineandolo con i cambiamenti intervenuti non solo nella Pubblica amministrazione, ma nella società in generale, e con i quali è necessario confrontarsi.
Al momento del mio insediamento, nell’agosto del 2004, scrissi una lettera agli Istituti archivistici. Dicendomi lieto ed onorato del prestigioso incarico affidatomi, mi dichiarai ben consapevole della responsabilità e delle difficoltà ad esso collegate, specialmente in un momento di grave e generalizzata congiuntura, quale è quello che allora, e ancor oggi, stavamo attraversando.
Entro queste coordinate – dicevo allora e ribadisco oggi - costituisce indubbiamente una speranza, oltre che una indubitabile sfida, rappresentare l’Amministrazione archivistica  in un momento in cui la crescente consapevolezza della portata della nostra memoria storica e una oramai diffusa esigenza di servizi culturali richiedono di corrispondere alle esigenze del territorio in cui si innesta ciascun Istituto e alla società civile cui esso si rivolge.
Entro, e nonostante, queste coordinate costituisce per me un obiettivo prioritario e irrinunciabile corrispondere alle esigenze di “valorizzazione”, “fruizione” e “godimento pubblico”, oltre che di redditività degli stessi beni archivistici, oggi più che mai radicate.
 Ho parlato di fiducia. Sono i dati del 2005 - relativi agli obiettivi individuati come prioritari nel quadro della nostra politica di promozione culturale, da perseguire, tra l’altro, mediante la realizzazione di eventi di settore, mostre, convegni ed iniziative culturali - a farmi intravedere una crescita del nostro settore, nonostante tutto. E, qui, mi limito a riferirmi ad un evento che ha coinvolto l’intera amministrazione, come è il caso della VII Settimana della Cultura, nel corso della quale sono stati realizzati, ad invarianza di spesa, 100 eventi, con tematiche differenziate. Infatti, 20 Istituti hanno allestito mostre e programmato conferenze sull’architettura, 35 sull’arte, 3 sulla storia del teatro, 10 di storia locale, 7 hanno organizzato mostre a carattere eminentemente archivistico, 18 hanno organizzato visite guidate; 4 seminari relativi alla storia delle istituzioni, 3, infine, hanno organizzato concerti e allestito rappresentazioni teatrali.
Ho anche parlato di sfide. E’ una sfida - in questo momento di radicali economie di bilancio e di pesanti carenze di organici - lo stesso perseguimento della politica del presente: l’avvio del Sistema archivistico nazionale, il varo dell’Istituto archivistico centrale, l’adeguamento funzionale di gran parte dei nostri istituti, il perseguimento di una politica editoriale allineata alla grande tradizione del nostro settore, financo la possibilità di far fronte alle spese di funzionamento e alle missioni di cui si sostanzia tanta parte della nostra attività istituzionale. 

Affidandomi a questo potente mezzo di comunicazione non posso che chiudere con un auspicio. In questa sfida e in questi obiettivi desidero coinvolgere tutti gli operatori del nostro settore. Fiducioso in una più favorevole congiuntura economica e certo dell’impegno, della professionalità e del non comune spirito di appartenenza che ha sempre contraddistinto l’Amministrazione degli Archivi di Stato, confido che ognuno di noi opererà con la consueta tenacia per ottemperare, nonostante tutto, ai dettami della nuova realtà istituzionale ed economico-finanziaria.


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