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“La moda e la sua memoria” - Archivi della moda in Sicilia
Un primo bilancio su quanto finora è stato realizzato in Sicilia nell’ambito del progetto “Archivi della Moda del Novecento” e la “riscoperta” e la valorizzazione di realtà siciliane legate al mondo della moda: sono stati questi i due temi principali del Seminario di Studi “La moda e la sua memoria”. Archivi della moda in Sicilia organizzato dall’Archivio di Stato di Ragusa in collaborazione con la Fiera EMAIA di Vittoria (RG) e tenutosi il 26 febbraio 2010 nei locali della Fiera in occasione della 21a edizione di “ Kamò”, Salone Casa, Moda, Sposa. Moderatore del seminario è stato Aldo Sparti, direttore dell’Archivio di Stato di Catania.
Gli indirizzi di saluto sono stati rivolti da Salvatore Di Falco, presidente della Fiera EMAIA, e da Anna Maria Iozzia, direttrice dell’Archivio di Stato di Ragusa.
Il primo ha sottolineato che la Fiera EMAIA ha voluto sostenere e condividere il progetto “Archivi della Moda del Novecento” perché il seminario proposto dall’Archivio di Stato di Ragusa rappresenta un approccio diverso al mondo della moda, un passaggio felice e di qualità in quanto la cultura contribuisce a fare crescere il territorio e la dimensione umana di ogni individuo. Ha altresì evidenziato che nel corrente fine settimana dedicato alla moda passato e futuro si sarebbero incontrati: se da un lato, infatti, con il seminario si sottolinea la storia della moda, dall’altro lato, fra due giorni, con “Sicilia di Moda”, 8° Concorso Nazionale Giovani Stilisti, si sarebbe passato alla valorizzazione delle nuove generazioni.
Anna Maria Iozzia, nel ringraziare il presidente per l’ospitalità concessa al seminario- che non poteva trovare una cornice più appropriata- ha voluto ricordare che la sensibilità dimostrata dalla Fiera EMAIA verso il mondo degli archivi non è un fatto occasionale in quanto l’Ente ha aderito anche alla campagna per restaurare gli scritti del Caravaggio lanciata di recente dall’Archivio di Stato di Roma.
I lavori sono iniziati con la relazione Iniziative realizzate e programmate in Sicilia nell’ ambito del progetto “Gli archivi della Moda del Novecento” di Santina Sambito, direttrice dell’Archivio di Stato di Trapani e presidente della sezione Sicilia dell'ANAI, che, dopo aver portato i saluti della presidente nazionale, Isabella Orefice, si è soffermata sul significato del progetto, sottolineando come tale progetto - promosso dall’ANAI d’intesa con l’Amministrazione archivistica e con la partecipazione di numerose e prestigiose istituzioni di ricerca - intende promuovere, nell’arco di un triennio, la salvaguardia degli archivi di aziende che hanno operato nel settore della moda e si propone di favorirne la più ampia fruizione. Il progetto coinvolge più direttamente i distretti regionali tradizionalmente legati a quel settore (Lombardia, Piemonte, Toscana e Lazio), ma prevede la partecipazione anche di tutte le altre realtà regionali italiane, comunque ricche di specificità locali, tanto più importanti quanto meno conosciute. Le realtà siciliane, sebbene marginali nel cosiddetto Made in Italy, rappresentano punti di eccellenza notevoli. L’attività creativa di Mariella Ferrera ne è un esempio, così come quella di Mariella Gennarino, Ottavia Failla e Loredana Roccasalva. La Sicilia non ha fatto mancare il proprio contributo al progetto con alcune iniziative particolarmente significative esaminate in breve dalla relatrice, poi ampiamente illustrate dai diretti interessati.
L’Archivio di Stato di Catania ha avviato una collaborazione con la casa di moda “Marella Ferrera” per l’ordinamento dell’archivio prodotto da quest’ultima e del quale la Soprintendenza archivistica per la Sicilia ha dichiarato l’interesse storico particolarmente importante.
L’istituto catanese, nell’aprile del 2009, ha, inoltre, realizzato il video “Questa è la moda …” e non solo a Catania dagli anni ’30 agli anni ’70, a cura di Donatella Psaila e di Maria Nunzia Villarosa, nel quale vengono proposte immagini tratte da giornali d’epoca - articoli su eventi legati alla moda ed inserzioni pubblicitarie di marche e prodotti locali - oltre a disposizioni governative volte a favorire ed incrementare l’industria tessile e manifatturiera siciliana in generale e catanese in particolare.
Dalla banca dati dell’Archivio Storico Multimediale del Mediterraneo, realizzato dall’Archivio di Stato di Catania, sono stati acquisiti, infine, da Aldo Sparti dati significativi sul costume e sul gusto estetico siciliani in epoca medievale che sono stati presentati a Bologna, in occasione della II Conferenza Nazionale degli Archivi (19 - 21 novembre 2009), dove è stato dedicato un apposito workshop agli archivi della moda.
La Soprintendenza archivistica per la Sicilia ha curato un censimento dei disegni e dei bozzetti dei costumi di scena del Teatro Massimo di Palermo, straordinari per ricchezza di descrizione e per raffinatezza d’esecuzione.
Oggi, a Vittoria, l’Archivio di Stato di Ragusa - che ha avviato il censimento delle riviste di moda e dei cataloghi di vendita per corrispondenza di grandi magazzini di abbigliamento conservati in Istituto e nell’aprile del 2009 ha allestito la mostra “Drappi d’oro , ed argento e pura seta” .Un percorso tra tessuti ,vestiti, gioielli e…- ha promosso il seminario“La moda e la sua memoria”. Archivi della moda in Sicilia con la partecipazione di numerosi specialisti, di istituzioni culturali (il museo “Tre secoli di moda” di Palermo e il “Museo del Costume” di Scicli) e di stilisti locali (Mariella Gennarino e Loredana Roccasalva).
Per quanto riguarda le iniziative programmate, il 17 aprile l’Archivio di Stato di Trapani ha inaugurato la mostra “L’arte del corallo a Trapani fra XV e XVIII secolo” in cui è raccontata la tradizione della pesca e, soprattutto, della lavorazione del corallo, nella quale gli artigiani trapanesi - i cui più preziosi manufatti hanno avuto per destinatari pontefici e sovrani - raggiunsero livelli straordinari di abilità tecnica rendendo celebre la città di Trapani in Europa, almeno dalla metà del Cinquecento. Sono stati esposti in mostra atti che, a partire dalla metà del Quattrocento, testimoniano il fiorente commercio di corallo grezzo e, soprattutto, lavorato e tutto il mondo artigianale, economico e sociale che gravitava intorno a questo settore. Numerosi pannelli fotografici, che riproducono i più straordinari manufatti in corallo conservati nel Museo “A. Pepoli” di Trapani, illustrano con la suggestione delle immagini i documenti esposti.
Vincenza Mazzola, della Soprintendenza archivistica per la Sicilia, nel suo intervento L’archivio della Soprintendenza del Teatro Massimo di Palermo, dopo aver evidenziato che la Soprintendenza archivistica ha partecipato all’Agenda Vademecum 2010 dedicata alla moda con documenti fotografici tratti dal museo palermitano “Tre secoli di Moda” di Gabriele Arezzo di Trifiletti e dalla Raccolta di figurini e bozzetti della “Fondazione Teatro Massimo” di Palermo, ha ripercorso la storia del teatro, a partire dall’aggiudicazione dei lavori nel 1864 a favore di Giovan Battista Basile all’inaugurazione del teatro nel 1897 con il Falstaff di Verdi, dalla gestione legata alle grandi famiglie palermitane al periodo di splendore vissuto tra il 1906 e il 1926 sotto la direzione di Ignazio Florio, dal Regio Decreto 3 febbraio 1936 con cui il Teatro diventa Ente autonomo “Teatro Massimo e Politeama” ottenendo, grazie ad esso, pubblici finanziamenti alla chiusura per inagibilità nel 1974, dai festeggiamenti del centenario nel 1997 alla riapertura nel 1998 con la trasformazione dell’Ente autonomo in “Fondazione Teatro Massimo”. Di tanta attività la documentazione relativa alla costruzione del teatro ed alla Fondazione è conservata nel fondo Lavori pubblici dell’Archivio storico comunale di Palermo, mentre carte amministrative contabili più recenti sono conservate presso l’archivio della Fondazione.
La Raccolta di figurini e bozzetti da cui sono stati tratti i documenti pubblicati nell’Agenda Vademecum 2010 è custodita presso la biblioteca della Fondazione. Sono opere di artisti italiani e stranieri: tra gli italiani si segnalano Renato Guttuso, Salvatore Fiume, Bruno Caruso e Franco Zeffirelli; molti contengono appunti per la sartoria. È un patrimonio costituito da circa 4000 unità a partire dai primi del ‘900 di cui ne sono state digitalizzate solo 1000: tali lavori furono eseguiti in due riprese a partire dal 2000 e si conclusero nel 2003.
Stando a quanto confermato dalla Direzione della Fondazione il completamento della digitalizzazione dovrebbe riprendere al più presto e ciò è auspicabile poiché sarà di garanzia alla salvaguardia del documento in sé e per sé, senza privare l’utenza della facoltà di consultazione e studio.
Cristina Grasso, vice-direttore vicario dell’Archivio di Stato di Catania, con la relazione L’ archivio della “Maison Marella Ferrera” e il linguaggio della moda, si è soffermata sull’archivio della stilista catanese, di cui sta curando un primo censimento ai fini dell’inserimento nel portale della moda e, successivamente, il riordinamento e l’inventariazione.
Per introdurre l’argomento ha richiamato alcuni concetti del “linguaggio” della moda. La moda è comunicazione ed esprime, quindi, lo spirito del tempo; essa è uno dei segnali più immediati dei cambiamenti sociali, politici, economici e culturali; tra le attività dell’uomo è una delle poche che racchiude il dato psicologico- individuale e quello sociologico, accanto al fine commerciale.
La moda è quindi storia da una parte e attualità dall’altra, elementi che si intrecciano perfettamente nell’archivio di Marella Ferrera.
Infatti il Museo e l’Atelier di Haute Couture (antico/moderno) della Ferrera, il cui logo è “MF Museum&Fashion”, sposano armoniosamente la tradizione con la modernità a partire dalla scelta della location per l’uno e per l’altro: le sale del settecentesco palazzo Biscari dove Ignazio Paternò Castello, V principe di Biscari, aveva installato il suo museo (1758), restaurato da Marella che ne ha riportato alla luce le parti originali; così come la mostra/museo “Oltre l’abito…il pensiero” è stata ideata e realizzata dalla stilista come un viaggio immaginario attraverso il quale, seguendo la memoria del passato sulle orme di Goethe e dei viaggiatori del grand tour, si incontrano i due mondi contigui della moda e dell’arte.
Tale mixage la Ferrera riporta nelle sue creazioni ispirate dall’amore per la Sicilia in cui si coniugano tracce antiche e contemporaneità. La Grasso ha ricordato pure che Marella ha vestito gli acroliti di Demetra e Kore, del V sec. a. C. - restituiti da recente alla Sicilia, da dove erano stati trafugati- disegnando l’importante toilette dopo aver condotto una ricerca su trame antiche di lino e lana.
La relatrice ha accennato alle altre due iniziative dell’Atelier Marella Ferrera e cioè il “MadeinMed” e “l’Accademia Euromediterranea”. Quest’ultima da anni contribuisce a formare i nuovi designer nell’ambito della Moda, del Gioiello, del Food e del Design globale dell’area Euromediterranea. Il “MadeinMed”, patrocinato dal MiBAC, è un progetto che vuole far riflettere sulla centralità della cultura mediterranea nella società contemporanea e che vuole essere il punto di convergenza delle migliori energie del fashion presenti nel Mediterraneo.
Da quanto detto scaturisce da sé l’importanza dell’archivio e la sua peculiarità. Della documentazione si sono citate alcune serie: i 2000 bozzetti (dal 1958 alla fine degli anni Settanta) dei genitori di Marella e circa 8000 bozzetti e schizzi di Marella; i fascicoli della rivista “La Mode illustrée”, che iniziano dal 1869, le riviste francesi degli anni Trenta/Cinquanta e quelle italiane dagli anni Cinquanta fino ad oggi; le migliaia di cartamodelli, le foto, gli audiovisivi, le pubblicazioni, i comunicati stampa, le schede della stessa stilista e, infine, gli abiti e gli accessori, che partono dal 1800 con qualche pezzo del 1700.
Aldo Sparti, riallacciandosi all’intervento della Grasso, ha rilevato come il lavoro in progress ha dimostrato che i confini della ricerca si spostano più indietro rispetto al secolo scorso. Infatti la stilista catanese studia la tradizione siciliana e si ispira ai materiali, alla artigianalità, alle atmosfere e alla storia dell’Isola che trasferisce nelle proprie realizzazioni dove pizzi di antica tradizione - che le nonne consideravano i loro gioielli- si mixano alle nuove tecnologie, le stoffe si accompagnano alla ceramica (il vestito fatto con novanta piastrelle ricamate a mano che imitano le mattonelle della scalinata di Caltagirone), alla lava dell’Etna, alla bianca pietra di Siracusa; le pietre marine e il prezioso corallo ornano corpetti, vestiti e scialli impregnati di storia e volti al futuro. Strumento insostituibile per una ricerca del genere diviene l’Archivio Storico Multimediale del Mediterraneo, sul quale Aldo Sparti si è soffermato descrivendone le finalità e gli obiettivi. Quindi, richiamando il power point che lui stesso ha realizzato e proiettato in occasione della II Conferenza nazionale degli Archivi (Bologna, 20 novembre 2009), quasi in tandem con quello prodotto dalla stessa Marella Ferrera, Trame mediterranee, e proiettato anch’esso a Bologna, ha dimostrato come la possibilità di accedere alla enorme banca dati dell’ASMM, relativa all’area mediterranea, con radici e culture comuni, e per il periodo più antico, arricchisce, spiega e documenta storicamente i modelli e gli stessi materiali scelti dalla Ferrera per le sue creazioni: gli inventari dei beni dotali o testamentari degli atti notarili; le compravendite o donazioni di stoffe, di materiali ecc.
Anna Maria Iozzia nella relazione L’adesione dell’Archivio di Stato di Ragusa al progetto “Gli archivi della Moda del Novecento” ha parlato delle iniziative realizzate dall’ Istituto: il censimento delle riviste di moda (oltre settecento che abbracciano gli anni 1900-1979) e dei cataloghi di vendita per corrispondenza di grandi magazzini di abbigliamento conservati nelle sedi di Ragusa e di Modica; l’allestimento della mostra “Drappi d’oro, ed argento e pura seta” .Un percorso tra tessuti, vestiti, gioielli e… nella quale, oltre ai documenti d’archivio, sono stati esposti vestiti e accessori del “Museo del Costume” di Scicli e figurini dell’archivio privato di Biagio Micieli, professore di “Storia dell’Arte e del Costume” presso l’Istituto Professionale di Ragusa, Sezione “Sarta per donna” (1963-1965), e la partecipazione all’Agenda Vademecum 2010 dedicata alla moda, in cui sono stati pubblicati ben tredici documenti tra quelli segnalati. La moda, inoltre, ha costituito una delle sezioni della mostra Lavori al femminile: documenti, strumenti e manufatti organizzata nel settembre del 2009 in collaborazione con il “Museo del Costume” di Scicli nei locali del museo stesso.
Successivamente si è soffermata sugli archivi di tre stiliste siciliane, che traggono ispirazione dal patrimonio culturale ed artistico della loro terra: la catanese Mariella Gennarino, stilista dei piccoli grandi vip, che ha realizzato, tra l’altro, il corredino e gli abiti da battesimo delle figlie del principe Emanuele Filiberto di Savoia; e le modicane Ottavia Failla (che nel 2007 ha aperto uno show-room anche a Milano ,in via della Spiga), designer di borse e di accessori, la quale annovera tra le sue clienti la regina Rania di Giordania, la baronessa Von Thyssen e la cantante Amy Stewart, e Loredana Roccasalva, che nel 2005 ha esordito sulle passerelle di AltaRoma, particolarmente apprezzata dalla stampa brasiliana in occasione della manifestazione “Il genio siciliano” svoltasi a Rio de Janeiro nell’aprile del 2009.
Dopo averne illustrato i contenuti, la relatrice ha riferito che gli archivi di Mariella Gennarino e di Loredana Roccasalva - conservati sia nei loro atelier che nelle loro abitazioni - non sono ordinati: ad esempio la documentazione relativa ad una manifestazione non è raccolta in unico fascicolo; mancano le date e l’indicazione dell’evento nelle fotografie; manca, spesso, la documentazione sui capi unici; gli schizzi non sono, talora, integrati dagli abiti realizzati.
Parzialmente ordinato per temi (fiori, piume, etc,) è invece l’archivio di Ottavia Failla, conservato nello showroom di Milano; i documenti della rassegna stampa sono numerati, ma non c’è un elenco.
Pertanto, alla luce di quanto esposto, appare più che mai necessaria un’attività di sensibilizzazione nei confronti di queste giovani aziende sull’importanza dell’archivio intervenendo con suggerimenti e direttive sulla corretta tenuta dei loro archivi ancora in formazione e sull’individuazione delle serie principali in cui collocare la documentazione prodotta .
Ha preso poi la parola Gabriele Arezzo di Trifiletti, storico del costume, con la relazione La collezione Arezzo nella storia della moda in Sicilia. Nell’evidenziare come la sua casa museo di Palermo “ Tre secoli di Moda” sia la più grande collezione europea del costume, Arezzo di Trifiletti ha illustrato tale collezione che raccoglie una vastissima gamma di elementi legati al costume, all’abbigliamento civile, militare e religioso e che sottolinea in modo particolare lo sviluppo del costume e della cultura siciliana dal XVII al XX secolo. L’esposizione, limitata per motivi di spazio ad una minima parte dell’immenso patrimonio posseduto, oltre che per la suggestiva cornice di tre secoli e la rarità- per l’autenticità, il preziosismo e la finezza - del materiale in mostra, vuole essere una rappresentazione storico - culturale che vede l’abito e i vari accessori esposti realizzare un diario di una sicilianità scomparsa, nell’analisi di taluni aspetti dimenticati o sconosciuti che determinarono nei tre secoli il fiorire della cultura della Sicilia e il raggiungimento nella moda di livelli eccelsi tenuto conto che nel Settecento e nella prima metà dell’Ottocento solo Venezia poteva competere con la Sicilia in questo settore. Nella moda e nel vestire di ogni giorno, negli usi e nei costumi, nelle particolarità suggestive si evidenzia un ciclo storico ed in una pittoresca sfilata viene realizzata la ricostruzione ambientale dell’isola. Sono presenti, comunque, riferimenti anche all’Italia e all’Europa.
La collezione è composta sia da migliaia di capi di abbigliamento accuratamente corredati dai loro accessori sia da materiale documentario e librario ed è suddivisa in ben trentuno settori, tra cui: abiti maschili e femminili (da mattina, da pomeriggio, da giornata e da sera) dal secolo XVI al secolo XX; abiti da sposa dal secolo XVII al secolo XX; abiti da cerimonia maschili dal secolo XIII al secolo XX; divise militari dal 1700 al 1930; abiti da ballo dei primi anni del secolo XX; ombrelli, parasole, borse e guanti dal secolo XVIII al secolo XX; ventagli dal secolo XVIII al secolo XX; gioielli; corredi, abiti e accessori per bambini e vestiti da battesimo; cappelli maschili e femminili, mantelle, scialli, scarpe, reggistrascichi, miniature, spilloni, bracciali, cammei e bottiglie da toletta; contratti matrimoniali con riferimento alla dote dal 1400 al 1800; riviste di moda; libri di moda, libri sul ricamo e stampe sulla moda; cartoline e depliant riguardanti la moda, fatture, pubblicità e carte intestate dei negozi di moda e delle sartorie in Sicilia dei secoli XIX e XX.
Nella suddetta collezione figurano, tra l’altro, abiti di donna Franca Florio e delle cantanti liriche Giuditta Pasta e Maria Malibran e accessori appartenuti a Vincenzo Bellini.
Il relatore ha precisato che gran parte del materiale deve essere ancora inventariato, lamentando una scarsa attenzione dello Stato verso questo prezioso patrimonio culturale .
Nel relazione su “Il Museo del Costume” di Scicli, Giovanni Portelli, presidente dell’associazione culturale “L’Isola”, ha ricordato che il Museo è stato istituito dalla suddetta associazione nel dicembre del 2007, dopo un lungo periodo di ricerca condotta dapprima nel territorio ibleo e poi estesa a tutto il Val di Noto e alla Sicilia. Nel periodo antecedente l’istituzione del Museo sono state allestite numerose mostre corredate da cataloghi e video che hanno documentato il lavoro di ricerca. Fondamentale nello studio è stato il coinvolgimento della comunità, ma anche la collaborazione con alcune istituzioni, come l’Archivio di Stato di Ragusa che contribuì all’allestimento della mostra sui manufatti tessili Intrecci nel Mediterraneo (2002), e con esperti del settore, come Loredana Roccasalva che partecipò all’allestimento delle mostre Costumi arabi (1999) e Perle e zagare, il matrimonio e la dote negli iblei tra Ottocento e Novecento (2001).
L’idea progetto del museo si basa su quattro punti fondamentali: 1) Museo di identità culturali del Mediterraneo. Lo spazio culturale del museo è il bacino del Mediterraneo poiché viene riconosciuta, in questo ambito territoriale, una comunanza di radici storiche tra le diverse popolazioni che vi hanno trovato comune destino. 2)Museo di forme materiali e immateriali. Il museo non è un semplice contenitore di oggetti, esposizione permanente di materiale da proteggere dall’incuria del tempo. Lo spazio si sviluppa intorno alle informazioni raccolte, al sapere, alle emozioni, ai significati, al linguaggio che costituiscono le forme immateriali di un’ epoca e di un popolo. Su questa impalpabile impalcatura di conoscenze sono costruiti gli scenari e la materia raccolta può, allora, trovare significato. Senza questa collocazione storica e sociale i costumi rischiano di rimanere stoffe incapaci di parlare al visitatore. 3)Museo, non solo mostra ma atmosfere. Per la comunicazione il museo utilizza varie forme espressive. Centro importante della comunicazione è il rifacimento dell’atmosfera che sottende il materiale raccolto, attraverso la riproduzione di sensazioni, stimoli visivi e auditivi, tali da riportare il visitatore all’interno del luogo e dell’epoca riprodotti. Una sapiente combinazione di immagini, musiche, stampe, fotografie e video aiuta a raggiungere questo obiettivo.4) Museo come laboratorio di ricerca. Il museo è organizzato secondo una struttura stabile che offre una visione generale del costume mediterraneo. Su questo percorso di base sono inserite, di volta in volta, esposizioni di carattere monotematico, frutto del lavoro di ricerca sulla complessità culturale che il costume offre. Il museo in questo modo diventa un vero laboratorio di ricerca, che raccoglie informazioni e documentazioni varie e promuove conoscenze tramite la produzione di pubblicazioni.
Oltre ai vestiti, il museo possiede un ricco materiale bibliografico e documentario: circa 1200 riviste di moda, dalla prima metà dell’Ottocento sino ai primi decenni del Novecento, numerosi cartamodelli, cataloghi, stampe di figurini di moda, un archivio fotografico, documenti video e registrazioni di interviste. L’allestimento si sviluppa in sei sezioni (dedicate, rispettivamente, all’abbigliamento del Settecento, a quello dell’Ottocento, ai vestiti di gala, al matrimonio, agli abiti popolari e ai cappelli) le quali vengono rinnovate periodicamente allo scopo di offrire una lettura critica ed analitica sul materiale in dotazione.
Nel suo breve intervento su L’archivio della Sezione Moda dell’Istituto scolastico “G. Marconi” di Vittoria Vincenzo Tumino, dirigente dell’Istituto Secondario Superiore Statale “G Marconi”, ha evidenziato che il “Corso di Abbigliamento e Moda” istituito nella sua scuola nell’anno scolastico 1999-2000 è l’unico del genere in provincia di Ragusa. Tale corso continua la tradizione della scuola, la quale già negli anni Quaranta aveva una “Sezione di Sarta per donna e Maglierista” che, dopo un’interruzione, fu riaperta nel 1951 in quanto veniva incontro alle richieste di lavoro della città e del territorio. La Sezione - che funzionò fino al 1986- fu chiusa con decreto del 1990; venne ripristinata nel 1996 come “Sezione di Sartoria e Moda” nell’ ambito di un più generale progetto di rimodulazione della scuola che teneva conto delle esigenze del nuovo mercato del lavoro. Nel 1999 è subentrato il sopracitato “ Corso di Abbigliamento e Moda”. Tumino ha rappresentato il suo rammarico sul fatto che l’archivio cartaceo di tale sezione sia andata disperso. Si sono conservati, invece, alcuni modelli realizzati dalle allieve negli anni Sessanta, quattro dei quali sono stati esposti durante il seminario accanto alle riviste di moda della collezione privata di Anna Maria Iozzia.
A conclusione del seminario sono intervenute le stiliste Loredana Roccasalva e Mariella Gennarino. La prima, dopo aver accennato alle tappe più significative della sua attività, ha riconosciuto l’importanza di seguire dei corretti criteri metodologici nell’archiviazione della documentazione e ha ammesso che i contatti avuti con Anna Maria Iozzia sono stati un imput per iniziare un riordinamento del suo archivio in base a tali criteri. Dello stesso avviso si è mostrata Mariella Gennarino la quale ha annunziato di aver firmato alcuni giorni prima un protocollo d’intesa con l’Università di Catania e con l’Istituto di Archeologia dell’ateneo per la realizzazione di abiti ispirati ai mosaici siciliani di epoca romana e ad altre antichità. |
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