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Alla ricerca dei garibaldini scomparsi

Paola Briante

in n. 2/2011

Il sito web dell’Archivio di Stato di Torino, all’indirizzo www.garibaldini.eu, presenta i primi risultati del progetto  sostenuto dalla Fondazione CRT, “Alla ricerca dei garibaldini scomparsi”.  Attraverso un analitico esame delle fonti conservate negli Archivi di Stato di Torino e di Genova, il progetto ricostruisce  con rigoroso metodo scientifico l’esercito  garibaldino formatosi nell’estate 1860.

L’armata che dai “Mille” salpati dallo scoglio di Quarto giunge enormemente ingrandita alla battaglia del Volturno, emerge in questa ricerca con tutte le sue componenti e in tutta la sua complessa articolazione, consentendo di dare un nome alle migliaia e migliaia di eroi dimenticati che contribuirono a formare  uno dei più grandi eserciti volontari della storia d’Italia.
Allo stato attuale della ricerca sono emersi i nomi di circa 35.000 garibaldini. Il “circa” è d’obbligo, perché i casi di omonimia, per i quali non è possibile al momento accertare l’identità per mancanza di dati comparabili, possono in qualche misura modificare il risultato finale.
Attraverso la pubblicazione sul web dei risultati acquisiti,  un pubblico potenzialmente vasto, e meno coincidente con il profilo tradizionale del frequentatore delle sale di studio  degli archivi, può ora  accedere a queste fonti e, eventualmente, proporne l’integrazione con documenti di altri archivi, privati e pubblici. Il database può anche risultare una strumento efficace per avvicinare agli archivi un pubblico occasionale, attratto dall’iniziale curiosità di ricercare un ipotetico antenato garibaldino.
Oggetto dell’indagine, non ancora conclusa, sono tre nuclei documentari conservati  ll’Archivio di Stato di Torino: Mille di Marsala,  Archivio militare di Sicilia e Esercito Italia Meridionale,  e per l’Archivio di Stato di Genova la serie Prefettura di Genova, Matrici di passaporti (1860), riguardante le concessioni di passaporti rilasciati a molti volontari delle spedizioni successive a quella dei “Mille”.
Del piccolo fondo Mille di Marsala. è stato schedato  il solo “Elenco dei Mille sbarcati a Marsala con il generale Garibaldi ...”, redatto e verificato da apposita commissione istituita con Disposizione ministeriale 27 dicembre 1862. Questo elenco è stato messo in relazione con quello  pubblicato il 12 novembre 1878 nel Supplemento n. 266 alla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia[1]. Gli elenchi non sono coincidenti, non solo nei numeri (1087 il primo, 1089 il secondo), ma anche nelle persone, alcune delle quali presenti solo in uno dei  due elenchi.
L’Archivio militare di Sicilia,  un fondo molto consistente (466 faldoni e una cinquantina di registri), riguarda le carte prodotte dal dicastero della guerra in Sicilia durante la dittatura di Garibaldi, le prodittature di Depretis e Mordini e la luogotenenza del re. Questo fondo è stato oggetto al momento solo di episodici sondaggi perché le serie,  assai ricche di informazioni, che potranno in seguito fruttuosamente integrare schede già esistenti, richiedono tempi di rilevazione molto lunghi.
Qualche esempio: i carteggi sono illuminanti per conoscere le nomine, o la progressione in carriera dei volontari, i congedi temporanei o assoluti, l’articolazione e il funzionamento dei diversi corpi dell’esercito,  ma sono fonti dispersive che richiedono un’analisi minuziosa, al pari degli “stati di servizio”, più esaustivi di molti ruoli matricolari, riportanti in taluni casi vere e proprie sintetiche biografie dei volontari, ma disseminati in numerosissimi faldoni.
Il fondo denominato Esercito Italia Meridionale conserva la documentazione più significativa sulla formazione e sullo scioglimento dell’esercito volontario garibaldino; su di esso si è focalizzata l'attività dei cinque archivisti torinesi incaricati del lavoro[2].  Il fondo di notevoli dimensioni, multiforme e composito, è la somma di archivi prodotti da soggetti diversi, poi artificiosamente riuniti per necessità eminentemente pratiche. Comprende  documentazione di carattere amministrativo, ruoli dell’esercito garibaldino, ruoli del Corpo dei Volontari Italiani,  pratiche personali e carte contabili  provenienti da quattro diversi soggetti produttori: l’Intendenza generale dell’esercito dell’Italia Meridionale, la Sezione amministrativa dell’Esercito meridionale, la Direzione generale dell’amministrazione militare in Sicilia e la Divisione provvisoria degli ufficiali del Corpo dei Volontari Italiani.
La farragine documentaria del fondo Esercito Italia Meridionale discende da cause diverse: in primo luogo il momento della formazione di queste carte, o almeno di una parte di esse,  effettuatasi nel corso di una campagna militare, poi la successiva interpolazione di  fondi di diversa provenienza, ed infine il riuso amministrativo svoltosi continuativamente  per circa mezzo secolo.
Attualmente questo ingente fondo archivistico  (circa 700 mazzi e 135 registri)  è cristallizzato in alcune  grandi serie non originali, di cui due sono le principali: “Pratiche della Commissione di scrutinio per gli ufficiali  e della Commissione di congedo della truppa” (fonti meno strutturate e più problematiche da analizzare) e  “Ruoli matricolari”.
Questi due imponenti nuclei documentari furono diffusamente utilizzati dalle commissioni di scrutinio che si costituirono a seguito del decreto 16 novembre 1860, che di fatto sanciva lo scioglimento dell’esercito  garibaldino. I due nuclei si integrano perchè in molti elenchi di volontari presenti nelle carte delle “Commissioni” compaiono nominativi assenti nei ruoli.
I 135 registri della serie  “Ruoli matricolari” sono disomogenei non solo per dimensioni, struttura e  completezza della informazione, ma anche per tipologia: non solo  registri  di arruolamento, ma anche di congedo,  matricole di ufficiali presenti nei  “Depositi”,   estratti matricolari di ufficiali del Corpo dei volontari italiani. 
Sono pochi i ruoli compilati contestualmente all’assento, datati e sottoscritti dal comandante del corpo, pochi i ruoli redatti con dovizia di informazioni, la maggior parte riporta solo nome, cognome e grado del garibaldino, mentre  l’indicazione della divisione, della  brigata, del reggimento, etc. si ricavano dal frontespizio.
Non tutti i volontari sono però registrati nei fogli matricolari. Dopo lo sbarco dell'esercito nel Meridione continentale il numero dei volontari accrebbe a dismisura, ma a ciò non corrisposero contestuali operazioni di registrazione, pertanto molte volte non furono redatti regolari ruoli matricolari; privi di ruoli sono anche i cosiddetti “corpi aggregati”, ovvero formazioni riconducibili a un proprio comandante, non inseriti organicamente nelle cinque divisioni garibaldine. Notizie di questi corpi sono reperibili solo nelle “Pratiche” delle Commissioni di scrutinio.
La disparità di redazione dei ruoli, alcuni dei quali furono rifatti successivamente anche più volte, ha condotto a risultati dissimili. La ricchezza di informazioni della scheda personale di ogni volontario presente sul sito web dipende pertanto  da due fattori: dalla completezza del foglio matricolare oppure dalla riproposizione dello stesso nome in  registri  diversi, ciascuno con nuove informazioni a integrazione dell’esistente.
Per concludere qualche accenno al metodo adottato e alle problematiche affrontate.
Il lavoro di gruppo ha imposto un coordinamento e la fissazione di standard (aggiornati quando necessario) per la compilazione della scheda informatica,   che hanno consentito la normalizzazione della maggioranza delle schede, normalizzazione rispondente alle esigenze della consultazione in rete.
L’approccio utilizzato nella rilevazione dei dati e nella loro trascrizione è stato rigorosamente  filologico, al fine si consentire ricerche riguardanti  ambiti diversi: storici, economici, sociali, linguistici, lessicali.
Sono stati corretti solo evidenti errori materiali. Nella rilevazioni delle professioni o dei mestieri i nomi non sono stati normalizzati,  ma sono stati mantenuti gli antichi lemmi (prestinaio – panettiere, beccaio etc.)
Tra le molte le difficoltà affrontate si citano in primo luogo  la complessità nella lettura dei cognomi e dei toponimi, vergati sovente con scrittura approssimativa da redattori scarsamente alfabetizzati e in secondo luogo le omonimie, ovvero la ricorrenza dello stesso nome e cognome in più registri, ma con informazioni insufficienti per stabilirne l’identità. In questi casi si è ricorso al rimando ovvero al “cfr. anche”

Il lavoro sin qui eseguito è molto ma non tutto, molti garibaldini sono ancora senza nome,  casi non risolti  potrebbero trovare risposta solo analizzando sistematicamente quella  consistente parte di documentazione delle “Commissioni di scrutinio” finora esclusa dalla rilevazione.



[1]              E’ l’unico caso di utilizzo di fonte non conservata nell’Archivio di Stato di Torino
[2]              I cinque archivisti torinesi sono Daniele Codebò, Francesca Gamba, Michela Tappero, Patrizia Viglieno, Federico Viotti. A Genova l'archivista è Sara Medica, coordinatore Alfonso Assini

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