La seconda versione di ISAAR (CPF)
di Nils Brübach, Adrian Cunningham e Stefano Vitali
Archivi&Sapere, mercoledì 25 agosto
"Dal pensare come gli archivi si sono venuti formando e accrescendo nel corso dei secoli, emerge il più sicuro criterio per il loro ordinamento. [...] La testimonianza dei fatti, la successione delle vicende rimane nei documenti; i quali, più o meno bene, ebbero un ordine, una denominazione. Prima regola dunque: rispettare il fatto; seconda: ristabilirlo, ove si trovasse alterato. [...] Entrando in un grande Archivio, l'uomo che già sa non tutto quello che v'è, ma quanto può esservi, comincia a ricercare non le materie, ma le istituzioni..."
Così scriveva Francesco Bonaini nel 1867 in una relazione al Ministero dell'Istruzione pubblica: il fondatore dell'Archivio di Stato di Firenze poneva l'accento sul contesto di origine della documentazione, sui soggetti produttori. Soggetti - siano essi singoli o collettivi, persone fisiche o giuridiche - che attraverso la propria natura, struttura e storia forniscono una chiave per l'accesso e la lettura della documentazione conservata nell'archivio da loro generato. Brübach, Cunningham e Vitali hanno esposto gli intenti che hanno plasmato la nascita e l'evoluzione di ISAAR (CPF) -l'Internation Standard for Archival Authority Records: Corporate, Personal, Families.
Dalla sua prima edizione, ISAAR propone un modello di descrizione archivistica per gestire separatamente informazioni sui soggetti produttori e informazioni sui complessi archivistici, evidenziandone le relazioni. Fulcro del ragionamento di ISAAR è la concezione della relazione fra complessi archivistici e soggetti produttori come rapporto "molti a molti": ogni fondo, strutturato in sottolivelli come vuole la gerarchia esposta da ISAD (G), può essere generato da più soggetti produttori e ogni soggetto produttore può creare più complessi archivistici. L'impostazione di ISAAR ha un duplice pregio: da una parte consente di creare virtualmente l'unità di un archivio generato da un determinato soggetto e dall'altra collega i soggetti con la documentazione da loro effettivamente prodotta. Diretta conseguenza di questa architettura concettuale è la condivisione delle descrizioni dei soggetti produttori, una condivisione a livello internazionale e senza barriere disciplinari: il fine di ISAAR.
Fra i fattori che hanno innescato le operazioni di revisione dello standard, un ruolo fondamentale assume EAC, l'Encoded Archival Context. La messa a punto di una DTD XML per la gestione delle informazioni di contesto ha regalato apporti teorici e riflessioni tecniche sul
controllo d'autorità dei soggetti produttori d’archivio: fra ISAAR (CPF) e EAC si è instaurato lo stesso rapporto che collega EAD a ISAD (G).
Una spiccata sensibilità per le descrizioni d'autorità - ancora più che per l'authority control - e un'attenzione particolare alle relazioni distinguono la norma pubblicata nel 1996 da quella presentata a Vienna in occasione del XV ICA Congress: due insostituibili stimoli che hanno sollecitato la revisione di ISAAR sono stati il contatto con le nuove tecnologie e il confronto con le discipline affini all'archivistica, prima fra tutte la biblioteconomia.
Dalla carta ai bit
Carta e ambiente digitale: il mezzo di comunicazione condiziona la struttura e i contenuti delle informazioni, per questo descrizioni archivistiche ideate per la stampa possiedono un'organizzazione e una modalità di presentazione differente dalle descrizioni nate in ambiente digitale.
Sulla scia delle ISAAR, in Italia furono alcuni software a recepire - e quindi diffondere - per primi il modello della gestione separata delle descrizioni dei soggetti produttori: Arianna, Guarini e Sesamo predisposero i mezzi per procedere all'inventariazione del patrimonio documentario con sistemi informatici. A partire da questi applicativi si delineò l'architettura di sistemi informativi quali SiASFi (Sistema informatico dell'Archivio di Stato di Firenze), SIUSA (Sistema Informativo Unificato per le Soprintendeze Archivistiche), PLAIN (Progetto Lombardo Archivi in Internet) e CUM (Catalogo Unificato della collezione d'arte, dei fondi archivistici e delle biblioteca presso il Museo di Trento e Rovereto).
In questo scenario digitale, la comunità archivistica italiana - così come quella internazionale - avvertì la necessità di individuare alcune miles stones per garantire uniformità e coerenza per l'inserimento dei dati e la loro presentazione. Fu questo il terreno fertile in cui si inserì la revisione di ISAAR (CPF).
Focus: descrizione d'autorità e relazioni
Per authority control si intende il processo che dovrebbe assicurare omogeneità formale a ciascuna voce scelta come accesso. Il contatto con il mondo delle biblioteche e con le regole di catalogazione, quali ad esempio le RICA (Regole Italiane di Catalogazione per Autore) o le AACR2 (Anglo-American Catologuing Rules), ha spinto la comunità degli archivisti a interrogarsi su forma e omogeneità delle chiavi di accesso alle descrizioni.
La prima versione di ISAAR si concentrava proprio sull'esercizio del controllo di autorità sulle denominazioni dei soggetti, oggi lo standard si rivolge principalmente alla descrizione dei soggetti produttori. Questa traslazione del punto focale si rintraccia nelle stesse intitolazioni delle aree che compongono la norma:
ISAAR 1st version 1996 |
ISAAR 2nd version 2004 |
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ISAAR 2nd version sottolinea l'importanza delle relazioni, intese sia come collegamenti fra più soggetti produttori, ma anche fra soggetti e complessi archivistici o fra soggetti e altre risorse. Quest'ultimo binomio, ovvero il collegamento fra soggetti e risorse che potrebbero anche non essere propriamente archivistiche, lascia trasparire la necessità di indicare agli utenti il tipo di informazione e il genere di risorse rintracciabili dal collegamento segnalato. La condivisione delle informazioni in un contesto multidisciplinare non riduce la natura archivistica dello standard: la relazione fra soggetto e records di sua creazione è fondamentale e tutela il rapporto - che è anche vincolo - tra produttore e complesso archivistico. In sostanza, parafrasando il contributo dei relatori Brübach, Cunningham e Vitali, "si crea una descrizione ISAD (G) compatibile".
Link
- Presentazione di Stefano Vitali – Vienna, International Congress on Archives 2004
- Presentazione di Adrian Cunningham – Vienna, International Congress on Archives 2004
- ISAAR (CPF) 2nd version, traduzione italiana
- EAC
- EAC beta
- FRBR
- IFLA
- LEAF
a cura di Paola Ciandrini
