Evidenza, memoria e apprendimento: il processo della teoria archivistica e lo sviluppo del pensiero sociale
di Laura Millar
Archivi&Memoria, martedì 24 agosto
La memoria: cosa ricordiamo o cosa vogliamo ricordare? Il dilemma lanciato da Laura Millar innesca un'altra riflessione sulla definizione di archivio: archivio è cosa conserviamo o cosa vogliamo conservare? Il concetto di memoria, individuale o collettiva, è strettamente collegato ai processi di cattura, organizzazione, conservazione e proposizione delle informazioni. Per l'uomo ricordare significa ricostruire le esperienze passate con l'ausilio di tutti i cinque sensi: la madeleine di Proust è solo il più celebre degli esempi del collegamento fra sensi e memoria.
Esistono differenti categorie di memoria: la semantica e l'episodica ci aiutano a ricordare come fare qualcosa o come agire in determinate situazioni, mentre quelle a breve e lungo termine immagazzinano informazioni in un modo del tutto assimilabile a RAM e ROM e di un computer.
Laura Millar sottolinea anche un altro interessante aspetto dell'immagazzinamento dei ricordi umani, l'importanza da noi attribuita a certi oggetti che, gelosamente conservati come reliquie, ci aiutano ad "agganciare" ricordi. Un invito, un biglietto di auguri, un souvenir comprato in vacanza: tutti hanno sperimentato, almeno una volta nella vita, il piacere di conservare un oggetto per custodire vivo e intenso un ricordo.
Non produciamo copie di ricordi, ma generiamo una rete di processi dalle maglie infinite e dai raccordi illimitati. Un esempio per tutti. Leggendo il termine "albero", a quale idea associamo la parola? Forse potremmo pensare al Natale o a una barca a vela, potremmo ricordare un bosco o l'albero della cuccagna. Per ogni immagine richiamata, immediatamente ne viene collegata un'altra: albero-Natale-neve, albero-barca-vacanza, albero-cuccagna-Collodi. Le combinazioni e le possibilità sono inesauribili. Così, una foto - ad esempio l'immagine di una vacanza in barca a vela - è una prova semantica di un ricordo, il cui processo di visualizzazione cambia ogni volta secondo variabili quali ad esempio contesto, tempo o nostre sensazioni.
La relatrice, che ha intrigato il pubblico con i suoi esempi di memory recordkeeping, si è quindi interrogata su come ricordiamo o, meglio, su come possiamo ricordare il passato. Le informazioni di contesto devono essere classificate fra dati oggettivi e dati soggettivi, questa scrematura garantisce l'individuazione di dati attendibili.
Altro passaggio è quello che conduce dalla memoria all'apprendimento: organizzare ciò che guida alla memoria significa imparare, perciò archivi, biblioteche, collezioni, musei sono risorse che portano verso l'ampliamento della nostra conoscenza. Non solo. La memoria sociale è una memoria organizzata che propone un senso di identità, di appartenenza, di condivisione: gli archivi sostengono la memoria sociale, la circolazione delle idee e la trasmissione delle informazioni.
Compito degli archivi è selezionare, preservare, articolare, ovvero conferire autorità ai ricordi con la garanzia di una conservazione attendibile, non fallibile o falsificata.
a cura di Paola Ciandrini
