Smart metadata, metadati intelligenti e archivi del futuro
di Richard Marciano e Hans Hofman
Archivi&Sapere, martedì 24 agosto
"Trasferire principi teoretici in strumenti pratici". Hans Hofman esordisce con una frase lapidale e limpida: per il co-direttore di ERPANET, la filosofia dei linguaggi di marcatura e le direttive degli standard si devono concretizzare in strumenti e applicazioni per soddisfare le nostre necessità in materia di conservazione. Sintesi e riferimenti puntuali a progetti internazionali sono il file-rouge di due interventi sugli smart metadata, curati da Richard Marciano e Hans Hofman.
Protagonista del confronto è il documento digitale, entità astratta che costringe a predisporre sistemi per la conservazione a lungo termine ben più farraginosi rispetto a manutenzione e custodia delle concretissime ma vetuste pergamene. Obsolescenza tecnologica, migrazione di dati e trasportabilità sono soltanto alcuni aspetti delle difficoltà che devono affrontare gli archivi in materia di documenti digitali.
Da molto tempo le amministrazioni archivistiche delle nazioni tecnologicamente all'avanguardia esprimono inquietudine rispetto alla capacità di affrontare adeguatamente il futuro delle memorie digitali. Sul finire degli anni Novanta, il responsabile dell'amministrazione archivistica statunitense, John Carlin,
sottolineava che la crescita esponenziale dei documenti elettronici prodotti dal governo federale (milioni di
file in pochi anni) era incompatibile con le risorse e con gli strumenti disponibili. Il rischio? La definitiva perdita di larga parte del patrimonio documentario contemporaneo.
Definire i metadati sufficienti e necessari per assicurare l'integrità a lungo termine dei documenti informatici e la loro accessibilità è una questione cruciale per gli archivisti: parte da una valenza strettamente teorica, ma non può prescindere da una dettagliata valutazione e da un adeguato utilizzo delle tecnologie.
Il rischio è di muoversi sulla montagna del progresso digitale come Sisifo: scalata la vetta, nuove tecnologie possono travolgerci come un masso e farci tornare al punto di partenza. Per questo motivo standard e metadati sono la soluzione vincente, il contrappasso di Sisifo: fondamentale in questo senso è la recente discussione sugli RM Metadata Standard (ISO 23081).
La definizione degli RM Metadata si inserisce in un più vasto discorso di conservazione del documento digitale. Da tempo l'analisi della rappresentazione digitale dei documenti si concentra su forme indipendenti dal software e sostitutive di originali che non possono essere conservati a lungo termine per ragioni di obsolescenza. Questo approccio è generato dalla convinzione che i documenti elettronici possano essere considerati come fonti distribuite di informazione semi-strutturata, formate da uno schema definito di componenti informative interne ed esterne al documento e da una serie di elementi variabili, quali il supporto, il contesto tecnologico, etc.
A questo proposito, gli interventi di Marciano e Hofman hanno illustrato in modo particolare le relazioni fra i progetti InterPares2, Clever Recordkeeping Metadata Project e San Diego Supercomputer Center metatool initiatives.
- www.sims.monash.edu.au/research/rcrg/research/crm/
- www.interpares.org/
- www.mnhs.org/preserve/records/xmlprojects.pdf
- www.rlg.org/longterm/oais.html
- www.anao.gov.au/WebSite.nsf/Publications/
- delosnoe.iei.pi.cnr.it/activities/standardizationforum/Registries.pdf
- www.dlib.org/dlib/january99/bearman/01bearman.html
- www.nla.gov.au/nla/staffpaper/2003/boston1.html
- www.archivists.org.au/sem/conf2000/terrycook.pdf
- www.cornwell.co.uk/moreq
- metadata.net/harmony
- www.naa.gov.au/recordkeeping/gov_online/agls/metadata_element_set.html
- www.records.nsw.gov.au/publicsector/erk/metadata/rkmetadata.htm
- jodi.ecs.soton.ac.uk/Articles/v04/i04/Veltman/
a cura di Paola Ciandrini
