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Una selezione delle lettere di adesione al documento S. O. S. per gli archivi:

 

Firenze, 9 aprile 2003

Gentilissima Dott.ssa Manno Tolu,

Vorrei attestarLe il massimo sostegno da parte del Harvard University Center for Italian Renaissance Studies a Villa I Tatti per il Suo grande impegno e in particolare i Suoi sforzi in favore della reintegrazione dei finanziamenti per l'Archivio di stato di Firenze e per le biblioteche ed istituti archivistici in tutta Italia

Villa I Tatti va fiera dei suoi quarant'anni di storia nei quali ha contribuito a formare due generazioni di studiosi del Rinascimento italiano, soprattutto provenienti dall'Italia e dagli Stati Uniti, ma anche dal resto dell'Europa, dall'Australia e dall'Asia. Le risorse dell'Archivio di stato sono assolutamente fondamentali per il nostro ruolo di Istituto di ricerca. Ben più di cinquecento borsisti hanno varcato le porte di Villa I Tatti dalla sua istituzione nel 1961. L'Archivio di Stato, con la cortesia e l'alta professionalità del suo personale è stato centrale per la ricerca della maggioranza di loro. Attraverso il loro insegnamento e le loro pubblicazioni, i dati documentari della storia fiorentina sono stati trasmessi a migliaia e migliaia di srtudenti in tutto il mondo.

La prego di considerare questa lettera come un'espressione di ringraziamento per tutto quanto l'Archivio ha fatto per lo studio del Rinascimento e come gesto di solidarietà e sostegno

Con i migliori saluti, cordialmente,

Joseph Connors

Director of the Harvard University Center for Italian Renaissance Studies at Villa I Tatti.

 

 

 

 

 

Il Professor F.W. Kent, direttore generale dell'edizione delle «Lettere di Lorenzo de' Medici, il Magnifico», pubblicata sotto gli auspici dell'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento in collaborazione con «The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies in Florence», e con «The Renaissance Society of America and The Warburg Institute (University of London)», deplora i drastici tagli previsti al bilancio di spesa che interessano soprattutto i capitoli di funzionamento degli Istituti di Archivio italiani. È con grande rincrescimento che si deve mettere in chiara evidenza che qualora tale situazione si avverasse, l’imponente edizione di venti volumi in progetto, di cui attualmente solo nove sono stati pubblicati, rischia di non poter più essere realizzata poiché gli archivi stessi saranno costretti ad una riduzione dei servizi rivolti ai ricercatori italiani e stranieri. Tali servizi sono infatti essenziali per i loro studi. Inoltre, la situazione potrebbe rivelarsi ancora peggiore qualora i suddetti archivi fossero costretti a chiudere. In tale malaugurata eventualità, questo progetto e molti altri importantissimi progetti di ricerca, essenziali per una più profonda conoscenza della storia dell'Italia e dell'Europa, saranno messi definitivamente a repentaglio.

 

 

 

 

Gentili Archivisti,

vi scrivo per esprimere la mia adesione alle vostre richieste per un finanziamento adeguato, anzi potenziato, per gli archivi italiani.

Sono appena rientrata a Sydney dopo il convegno a Toronto della Renaissance Society of America, dove, nella sessione plenaria di Current Trends in Confraternity Studies, ho fatto un intervento intitolato Playing a Role: Confraternal Drama Studies in the Academy. In questo intervento ho ribadito l'assoluta necessità di tornare agli archivi e di leggere attentamente tutti i documenti per capire il rapporto fra autorità e popolo, fra festa e bono commune. Ma ho pure cercato di dimostrare che tali ricerche, già considerate marginali e esoteriche, sono invece centrali al curriculum umanistico delle università.

Prescindendo dal valore intrinseco degli archivi, vorrei ribadire adesso il ruolo delle università straniere nella formazione del "viaggiatore culturale", essenziale per l'economia italiana. Noi lottiamo continuamente nel nostro contesto per arricchire non solo la nostra e la vostra cultura, ma anche l'immagine dell'Italia e la sua presenza nel mondo. Ma noi, senza di voi, possiamo fare ben poco.

Ho sempre apprezzato il privilegio di studiare nell'Archivio di Stato, dove sono entrata per la prima volta nel 1971. La ripresa dopo l'alluvione, il graduale aumento dei servizi, l'orario continuo ed esteso (essenziale per lo studioso che viene da lontano), l'assoluta professionalismo del personale, la comodità tecnica e fisica della nuova sede, il contributo straordinario dei giovani che fanno il servizio civile, il fatto di essere accolta in un ambiente stimolante: tutti questi aspetti sono preziosi per me personalmente, e per l'immagine dello Stato Italiano.

Ovviamente ci sono altri motivi per proteggere e mantenere gli archivi: vi faccio solo le mie osservazioni personali, sperando che possiate evitare questi tagli.

In solidarietà

Nerida Newbegin

Department of italian Studies, University of Sydney Australia

 

 

 

 

 

Francesco Gurrieri

S.O.S Archivi

Uno dei maggiori motivi di soddisfazione di Giovanni Spadolini nell'attivare - fra il dicembre 1974 e il febbraio '75 - il Ministero per i beni culturali e ambientali, fu quello di aver strappato agli "Interni" gli archivi di Stato ed averli portati nella grande famiglia dei "beni culturali". Sapeva bene, Spadolini, per consuetudine di frequentazione, come in quelle "carte" fosse riposta la storia della nostra stessa identità. E di ciò fu e rimase fiero, perseguendo sempre l'impegno (a cui non fece mai mancare le risorse) di alimentare la disponibilità dei "fondi archivistici". Ora, non possiamo credere (e non ci crediamo) all'impossibilità di trovare nel bilancio dello stato, dieci miliardi di vecchie lire per assicurare la copertura dei capitoli di finanziamento per le "spese correnti" degli archivi (cioè per la luce, il gas, l'acqua, la pulizia dei locali, la nettezza urbana, la manutenzione degli impianti). Si dice persino che, se non si ponesse rapido rimedio a tutto ciò, si rischierebbe la chiusura degli istituti archivistici. Tutela, conservazione, accesso agli studi e alla memoria storica sono alla base di ogni civiltà; lo sono ancor più nel nostro paese, invidiato e frequentato anche per questa capacità (finora non immeritata) di conservare questo invidiabile patrimonio.

Questa agitazione del personale scientifico-tecnico è un delicato campanello di allarme che ci amareggia profondamente. Cinque milioni di euro sono il costo di un medio intervento di restauro, sono meno del costo di un carrarmato; un ventesimo di un bombardiere F16. Non è credibile che una "legge finanziaria" voglia deliberatamente e assurdamente umiliare la cultura e gli studi del nostro paese e quel personale che sappiamo qualificato, responsabile e appassionato al proprio lavoro. Crediamo piuttosto ad una disattenzione, ad un involontario incidente di percorso parlamentare.

E dunque continuiamo a credere nella possibilità di un rapido provvedimento correttivo. Sono certo che il primo ad uscirne soddisfatto sarebbe proprio il ministro Urbani che, recentemente, volle onorare della sua presenza la Fondazione Spadolini, sottolineando quanto quelle "carte" e quei volumi fossero determinanti anche per tutti noi.

 

 

10 aprile 2003

I, Chiyoko Ogawa of the Representative of Documenting Japan International express deepest concern toward the cut of Italian State archives' operating expenses.

In the middle of 19th century an old Japanese leader Iwakura Tomomi wrote on his visit to Italian archives institution in Venezia to find the importance of archival materials and introduced the existence of archives institution. His report IS the first introduction of European archives institutions in Japan. I sincerely hope the good and sound operation of Italian state archives continues in the future.

Chiyoko Ogawa certified Archivist and charter Member of Academy of certified Archivists (USA) Deputy President of Japan Society of Archives Institutions, Member of ICA/SPA Steering Committee

 

 

 

Firenze, 17 aprile 2003

Gentilissima Direttrice,

Le scriviamo in qualità di studiosi che per anni hanno lavorato nella ricerca utilizzando i tesori conservati nell'Istituto che Lei dirige. Lo frequentiamo da molto tempo, alcuni di noi già da quando aveva la sua vecchia sede negli Uffizi, e siamo venuti da tutto il mondo per studiare e lavorare qui. Gran parte della nostra formazione culturale si è svolta tra filze e documenti e il debito personale e professionale che sentiamo nei confronti dell'Archivio di Stato di Firenze e di tutti coloro che ogni giorno lavorano per farlo vivere- Lei che lo dirige, i funzionari che sono sempre pronti ad aiutarci e guidarci, i commessi, coloro che lo vigilano etc.- è enorme.

Inviamo questa lettera anche in qualità di membri della fondazione culturale internazionale "The Medici Archive Project", che, come Lei sa, lavora in stretta collaborazione con il suo istituto, condividendone idee e progetti, per esempio la microfilmatura del fondo Mediceo del Principato.

Quello che vogliamo è parteciparLe la nostra solidarietà in un momento così difficile per la vita dell'Archivio di Firenze in particolare e per quella degli Archivi di Stato in generale. Ci sentiamo direttamente coinvolti in questa preoccupantissima situazione; ogni giorno siamo riuniti nella saletta, dataci in concessione, a svolgere le nostre ricerche, e quotidianamente ci rendiamo conto sul campo dell'importanza e della necessità dell'esistenza di simili istituti, custodi di preziosissime testimonianze di storia.

Pertanto ci sentiamo pronti a collaborare, insieme a tutti gli altri studiosi che frequentano la sala di studio e a tutti gli altri enti culturali interessati alla sopravvivenza dell'Archivio, per trovare una soluzione a questo problema.

Augurando a Lei e a tutti i suoi colleghi di superare al meglio le difficoltà attuali, Le inviamo cordiali saluti

Edward Goldberg (Presidente), Ippolita Morgese (Vice-presidente) e tutto lo staff del Medici Archive Project