Appello per il CFLR

 

 

L'ANAI si fa interprete del seguente appello.
Chi volesse sostenerlo invii un'e-mail all'ANAI all'indirizzo
segreteria@anai.org , che abbia per oggetto "Appello per il CFLR

 

APPELLO

 

Per evitare un disastroso ‘sfratto’ del Centro di fotoriproduzione, legatoria e restauro degli archivi di Stato

 

Il Centro di fotoriproduzione, legatoria e restauro degli Archivi di Stato, (CFLR), istituito nel 1963 svolge funzioni di studio, di ricerca, di sperimentazione, consulenza e intervento tramite le più moderne tecnologie nelle linee di attività di prevenzione, conservazione, riproduzione e restauro dei beni archivistici appartenenti allo Stato, agli enti pubblici e ai privati.

Dal 1970 il CFLR ha la sua sede in via Costanza Baudana Vaccolini, 14 (Trastevere) in un intero stabile appartenente alla società immobiliare MIRIES. Nel settembre 2005 la società ha avviato le trattative di fine contratto, chiedendo per il rinnovo un comprensibile, se pur rilevante, aumento del canone, dato che questo per oltre 18 anni ha subito solo gli incrementi previsti dall’ISTAT (da 1,38 a 2,2 ml. di euro).

Il Dipartimento per la ricerca, innovazione e organizzazione, cui l’istituto afferisce dal 2004, di fronte a tale richiesta ha delineato l’ipotesi di un trasferimento del CFLR presso la vecchia sede dell’Istituto centrale per la patologia del libro (ICPL) in via Milano 76.

Ma questa ventilata operazione del trasloco del CFLR si tradurrebbe in un grave danno non soltanto per la funzionalità, e non solo transitoria, dell’istituto, ma in definitiva per l’erario stesso.

Lo stabile di via Baudana fu predisposto fin dall’inizio, con onerosi e approfonditi interventi strutturali, per adattarlo specialmente ad accogliere attrezzature e laboratori dell’istituto. Nel corso degli ultimi 5 anni, sotto la direzione di Gigliola Fioravanti, sono stati compiuti altri impegnativi interventi strutturali imposti dalla legge 626 sulla sicurezza, nonché per attrezzare il CFLR alle nuove tecnologie sviluppate in questi ultimi anni nel suo campo, in particolare complessi impianti per i laboratori di restauro, di chimica, di biologia e per attrezzare il nuovo laboratorio di acquisizione digitale cablando l’intera sede per le comunicazioni interne e in rete, nonché per creare uno speciale deposito per la conservazione dei supporti non tradizionali, una cella di invecchiamento artificiale dei supporti tradizionali e non, e ospitare altere nuove attrezzature fra cui uno strumento –unico in Italia - per il monitoraggio del deterioramento fisico-chimico e per l’obsolescenza tecnologica dei supporti CD e DVD. Tutto ciò ha costituito un impegno finanziario del ministero per oltre 2 milioni di euro, che andrebbe vanificato con il trasloco. Inoltre il patrimonio di microfilm conservato (il fondo della Allied Control Commission for Italy, 1943-1947), spostato dal deposito speciale in cui viene mantenuto a condizioni di umidità e temperatura ottimali, rischia il deterioramento irreversibile.

Inoltre il ventilato trasloco presso l’ICPL, che dovrebbe con suo grave disagio ‘ritirarsi’ da una parte dell’edificio che da tanti anni occupa interamente, non solo non può assicurare gli spazi vitali necessari per la prosecuzione dell’attività del CFLR, ma costituirebbe in queste condizioni una lunga e in parte indefinita interruzione delle sue molteplici attività – evidentemente connessa con la necessità di adeguare i nuovi locali, che già però si sanno insufficienti, e trasferire le complesse attrezzature in tempi inevitabilmente molto lunghi e incerti – con ricadute negative non solo sul piano istituzionale a detrimento dell’intero settore archivistico nazionale, ma anche su quello finanziario, dato che la perdita degli oneri incorporati nelle strutture della vecchia sede verrebbe duplicata dalla spesa per adeguare la nuova (a meno che addirittura si pensi implicitamente di non farlo nemmeno).

Non solo verrebbero interrotte le attività di consulenza, progettazione e intervento per gli istituti del settore, ma anche quelle di ricerca avanzata già stipulate con Università (Udine, Bologna-Ravenna, Arezzo-Siena, La Sapienza, Bari, Ancona), enti di ricerca (ENEA, Museo della scienza- Fondazione rinascimento digitale, ecc.) e imprese (Italtel, Emitech, Jumbo, ecc.), non ultimo il progetto europeo TAPE (Training for Audiovisual Preservation in Europe), di cui il CFLR è il solo partner per l’Italia, investito dell’organizzazione dell’“expert meeting” (25-27 ottobre c.a.) in materia di tecnologia digitale del suono e del video, con grave danno per la capacità tecnica e scientifica dell’istituto e perdita di credibilità nei confronti delle altre istituzioni, nonché per i giovani ricercatori titolari di assegni di ricerca. L’interruzione a tempo indeterminato delle attività di restauro significherebbe anche l’impossibilità di mantenere impegni presi con le istituzioni nazionali ed estere in occasione di grandi eventi espositivi, quali la mostra su Mantenga e con il Vaticano e altre istituzioni, con cui il CFLR ha avviato da tempo attività di consulenza e di intervento diretto sui beni documentari, anche attraverso la digitalizzazione delle serie archivistiche. Il trasferimento comporterebbe inoltre la sospensione dell’attività formativa, cui il superiore Ministero ha dato rilievo specie tra gli obiettivi assegnati al dirigente. Tale attività si concretizza in stage per conservatori e restauratori (mese di settembre), in corsi di aggiornamento per il personale dell’Amministrazione archivistica, in seminari collegati ai master professionalizzanti e incardinati in apposite convenzioni con le sunnominate università. Né si vede infine come possano funzionare efficientemente sotto lo stesso tetto, magari con una intricata sovrapposizione, imposta dall’esiguità e inadeguatezza degli spazi, di rispettivi locali, servizi e personale di due istituti così diversi, né si vede se e dopo quanto tempo, con grande dispendio di risorse intellettuali e umane e costosissimi investimenti sui locali assegnati il CFLR potrebbe recuperare la sua attuale funzionalità e credibilità.

Si chiede pertanto alle competenti autorità del Ministero per i beni e le attività culturali non solo di confrontare le serie perdite di investimenti effettuati e nuove necessarie ingenti spese connesse al ventilato trasloco con la spesa, indubbiamente onerosa ma certamente non superiore, dell’aumento della locazione, ma soprattutto di considerare le prospettate gravi ricadute negative sulla funzionalità e sul ruolo istituzionale del CFLR per il settore archivistico nazionale, nonché sugli stessi impegni con numerose altre istituzioni anche europee che esso ha assunto con l’autorizzazione e a nome del Ministero stesso, la cui immagine ne verrebbe inevitabilmente coinvolta. Facciamo quindi vivo appello affinché siano reperite le non esorbitanti risorse per evitare tutti questi danni e inconvenienti e assicurare al CFLR l’indisturbato proseguimento delle sue numerose avanzate attività istituzionali al servizio del settore archivistico nazionale.