All'assemblea straordinaria del 22 gennaio scorso si è registrato un
unanime e forte consenso sulle critiche da muovere agli aspetti generali
del regolamento: accentramento burocratico, ingerenza del vertice politico
nella gestione, creazione di un eccessivo numero di livelli, centri e
passaggi decisionali non coordinati, mancata previsione di ogni autonomia,
ecc.
In merito alla più specificamente rilevante questione in oggetto sono
emerse due posizioni; l'una contraria all'inclusione del settore
archivistico e l'altra favorevole, ciascuna basata sulla considerazione di
aspetti e motivazioni negativi e positivi aventi indubbio fondamento, ma
rispettivamente diversi ed eterogenei e quindi non facilmente
confrontabili ai fini di una scelta ponderata, pur necessaria. Dato che
per l'urgenza di convocazione l'assemblea non ha potuto avere quella
partecipazione così ampia che occorrerebbe per una decisione tanto
rilevante per il futuro dell'organizzazione archivistica e che per lo
stesso motivo non era stato possibile ai presidenti riunire soci e
colleghi, non è stato di conseguenza possibile registrare un consenso
abbastanza ampio e rappresentativo su una posizione, tale da poter
costituire base definitiva di una posizione ufficiale dell'Associazione.
Quindi l'assemblea, dopo un primo ampio dibattito si è conclusa con
l'indicazione per la presidenza di invitare le sezioni, gli istituti e
i soci e colleghi tutti a svolgere ulteriori riunioni e discussioni in
merito il più ampie possibile e a far pervenire le loro motivate posizioni
entro il 7 febbraio p.v. Occorre infatti che l'Associazione
assuma una posizione precisa anche e soprattutto in merito all'inclusione
o meno oppure alle eventuali condizioni di inclusione del settore
archivistico nelle soprintendenze regionali uniche per i beni culturali.
Ricordo che il regolamento e il documento del Comitato di settore del
17.1.2000 in merito si trovano sul sito Internet dell'ANAI.
Vorrei infine riassumere per coloro che non hanno partecipato
all'assemblea i termini della questione, come si sono sviluppati nella
discussione in assemblea. Da una parte è stato rilevato anzitutto che
l'art. 7 del d. l.vo 368/98, come modificato dall'art.54 del d. l.vo
300/99, elenca solo le soprintendenze delle ex arti e i poteri di vincolo
dei relativi beni come competenze dei nuovi soprintendenti regionali, e
che solo mediante una forzatura della clausola per cui si può affidare il
coordinamento di "altre attività" al soprintendente regionale, è stata
introdotta in una versione più recente del regolamento la misura in
questione. E' stato anche obiettato che non vi è alcuna sinergia di
intervento di tutela e conservazione fra archivi e beni architettonici,
ecc. e che quindi non vi è una necessità oggettiva di coordinare le
normali attività istituzionali archivistiche con questi altri settori, che
anzi per la loro eterogeneità tecnica e per il loro ben maggiore peso
organizzativo più che assicurare un contributo specifico, potrebbero solo
appesantire burocraticamente se non emarginare le attività archivistiche
ora svolte direttamente dagli istituti (le dichiarazioni sarebbero decise
dal regionale). E' stato sottolineato che il settore archivistico
richiede, molto più che un coordinamento regionale, un coordinamento
nazionale per la vigilanza sugli enti pubblici nazionali, sugli archivi
privati che possono essere spostati o acquistati in regioni diverse e per
la conservazione e sorveglianza sugli archivi degli organi dello Stato
omogenei su tutto il territorio nazionale, nonché per i rapporti con le
autorità per l'informatica e la Privacy già previsti dalle norme vigenti e
l'attuazione dei relativi standard. I rischi sarebbero quelli della
diminuzione di autonomia, della relativa frammentazione in ambiti
regionali di riferimento, prevalenti su quello nazionale, e di conseguenza
dell'unitarietà dell'organizzazione e della professionalità archivistica,
della prevedibile penalizzazione che l'assimilazione ai beni
storico-artistici ("musealizzazione") produrrebbe sugli aspetti
giuridico-amministrativi e tecnici della tutela degli archivi in
formazione e informatizzati.
D'altra parte, più che quello della collaborazione nelle attività
istituzionali ordinarie con gli altri settori del ministero, si è ritenuto
importante l'argomento che nel futuro le forme di collaborazione per
progetti, interventi e iniziative di valorizzazione con regioni, enti
locali e altri enti esistenti nel territorio potranno assumere maggior
rilievo e ruolo. Dato che il sovrintendente regionale sarebbe un più
autorevole interlocutore di tali enti, è stato valutato utile e opportuno
essere inclusi nel coordinamento per avvalersi di tale maggiore
autorevolezza di rappresentanza e per partecipare a pari titolo degli
altri settori ad eventuali iniziative, progetti o proposte
intersettoriali. Anche se questo argomento si può riassumere più
brevemente, esso è stato sostenuto non meno ampiamente di quelli
precedenti.
Ci occorre insomma il più ampio contributo per valutare e tracciare
insieme una rotta per muoversi fra le diverse esigenze che il dibattito ha
prospettato. Dato infine che in concreto l'ANAI dovrà presentare proposte
di modifica e integrazione del testo, oltre che sull'opzione generale
strategica di fondo, è anche opportuno comunque predisporre proposte
subordinate che consentano in ogni caso di limitare gli evidenti
inconvenienti dell'attuale formulazione del testo dell'art. 30.
Roma, 26 gennaio 2000
Isabella Orefice
(Presidente dell'ANAI)